Venezia – Casa di Tiziano in Cannaregio
Vendesi con mandato in esclusiva la casa storica di Venezia del pittore Tiziano.
Trattasi di immobile di fascino nel cui annesso studio l’Artista creò la sua straordinaria opera pittorica.
La casa si sviluppa in ingresso, giardino di circa mq. 150, due salotti fronte giardino, due bagni, tre camere da letto,ampia cucina pranzo complessivamente altri mq.160 circa , sottotetto mq.88 circa con possibilità altana.La vendita comprende parte degli storici arredi. Prezzo euro 2.200.000,00. Immobile vincolato.
Origini
Sicuramente Tiziano nacque a Pieve di Cadore, cittadina dolomitica ai confini dei domini della Serenissima, da una famiglia nota e agiata, dedita per generazioni al giureconsulto ed all'amministrazione locale: il capostipite Tommaso, notaio, vi si era trasferito dalla seconda metà del Duecento. Tiziano era il secondogenito del notaio Gregorio Vecellio e di sua moglie Lucia, su un totale di cinque figli, due maschi e tre femmine.
La questione della data di nascita
Nonostante la relativa ricchezza di fonti su Tiziano a disposizione, è sconosciuta la data di nascita: non è una questione astratta, ma conoscere almeno l'anno di nascita significa anche, evidentemente, stabilire quando Tiziano ha potuto cominciare a dipingere, e quando, verosimilmente, a staccarsi dallo stile dei maestri, e così via. Una ormai solida tradizione poneva la data di nascita tra il 1473 e il 1490; l'atto di morte, redatto nel 1576, registra un'età di 103 anni, e dunque l'anno di nascita sarebbe il 1473, ma la preferenza dei più si coagulava intorno al 1477. La critica moderna aveva invece assestato il dato della nascita tra il 1488 e il 1490, sulla base del Dialogo della pittura di Ludovico Dolce, in cui si afferma che, all'epoca dei perduti affreschi al Fondaco dei Tedeschi, eseguiti con Giorgione nel 1508, Tiziano non arrivava a vent'anni; tale dato appare confermato, seppure contraddittoriamente, da Vasari, il quale affermò che Tiziano era nato nel 1480 e che non aveva più di diciott'anni quando iniziò a dipingere alla maniera di Giorgione, e che tuttavia ne aveva circa settantasei nel 1566, quindi slittando in avanti di dieci anni. Ovviamente, a parte le contraddizioni di Vasari, che comunque prendeva le sue informazioni dal Dolce, quest'ultimo avrebbe potuto abbassargli l'età per farlo apparire più giovane: essendogli amico e tessendone spesso l'apologia nella sua opera, voleva probabilmente farlo apparire più precoce.
Formazione (1480-1510)
Secondo la tradizione, a dieci anni Tiziano iniziò a manifestare il proprio talento, primo nella sua famiglia a dimostrare un'inclinazione artistica:
Ancora bambino, quindi, lasciò il Cadore e si stabilì a Venezia, dove lo zio Antonio ricopriva una carica pubblica. Il mosaicista Sebastiano Zuccato insegnò ai ragazzi i primi rudimenti tecnici; mentre Francesco, però, orientò i suoi interessi verso l'imprenditoria e la vita militare, Tiziano venne messo a bottega da Gentile Bellini, pittore ufficiale della Serenissima. Probabilmente alla morte del maestro, avvenuta nel 1507, il giovanotto passò a collaborare con Giovanni Bellini, subentrato al fratello anche nel ruolo di pittore ufficiale.
Venezia al tempo di Tiziano
Quando, sul finire del Quattrocento, il giovane Vecellio arrivò nella città lagunare, questa si trovava in uno dei suoi periodi più prosperi Città tra le più popolose d'Europa, dominava i commerci del Mediterraneo avendo annesso, nel 1489 dopo la vicenda che coinvolse Caterina Cornaro, anche Cipro. La via delle Indie era però ormai aperta e quindi progressivamente il Mediterraneo andava perdendo d'importanza, inoltre i Turchi incalzavano sempre più minacciosi, conquistando Negroponte nel 1470 e Scutari nel 1479.
Ma proprio le prime avvisaglie di tali minacce mostravano la saldezza dell'impero. Il ricco patriziato veneziano era sempre meno legato al mare e sempre di più alla terraferma, grazie alle campagne militari in Italia. I rischi crescenti dei traffici marini, infatti, spingevano molti a investire nell'acquisto di terre e nella costruzione di palazzi, piuttosto che nell'armo delle navi. La vita diventava più comoda e sicura, probabilmente più raffinata. I domini di terraferma, fino a Brescia e Bergamo, vennero sviluppati e rafforzati, non senza polemiche interne, incrementando le attività agricole. Venezia fu descritta dai contemporanei come il regno dell'opulenza: «di tutto – e sia qual si voglia – se ne trova abbondantemente».
Anche la vita culturale si rinnovava. Aldo Manuzio ne fece la capitale dell'editoria italiana e dell'umanesimo più raffinato, mentre le antichità classiche venivano ricercate, studiate, mostrate nei nobili palazzi della laguna. La tradizionale indipendenza dalla Santa Sede attirava intellettuali, artisti e vari perseguitati, desiderosi di poter esprimere liberamente le proprie idee. Vi giunsero così, tra i molti, anche Leonardo, nel 1500, Dürer, nel 1494-1495 e poi nel 1505-1506, e Michelangelo, una prima volta nel 1494.
Tiziano s'imbevette di questa cultura, oltre che del neoplatonismo[30]. Artisticamente i suoi «maestri», oltre ai citati Gentile e Giovanni Bellini, coi quali lavorò a bottega, furono gli artisti attivi in quel momento a Venezia: Carpaccio, Cima da Conegliano, i giovani Lorenzo Lotto e Sebastiano Luciani, che sarà poi detto del Piombo.
La casa dove abitava Tiziano Vecellio, era molto invidiata da Pietro Aretino, che pur risiedeva in un palazzo sul Canal Grande.
Una citazione che ci spiega perchè Aretino amava la casa di Tiziano:
Nella sua casa,dice Aretino della propria abitazione, di continuo affollata, regnava sempre un'allegria chiassosa: non v'era forastiero di levatura che, passando per Venezia, non battesse alla porta dell'Aretino. E allorchè il gaio avventuriero voleva trarsi dal fastidio dei visitatori, se ne andava nella leggiadra casa del Tiziano, posta nella remota contrada dei Biri in parrocchia di San Ganciano. Dal loggiato di quella, cui ascendevasi da un vago giardino per una gradinata, la vista si stendeva sulla poetica laguna e sulle Alpi lontane.
Nell'anno 1833 Giuseppe Cadorin affermava:
La casa esiste a S.Canciano in Biri.
S'innalzarono circa al 1595 le fondamenta nuove, che la privarono della bella vista dell'isola di Murano, delle belle isolette e dell'aperta laguna, che più non si scorge che per mezzo dell'angusta Calle Colombina.
La bottega-atelier al Biri Grande è alle spalle del sontuoso palazzo Donà delle Rose, appartenuto a potente aristocrazia veneziana, uno dei pochi lungo una calle che conduce alle Fondamenta Nuove. Oggi il luogo che fu uno dei centri dell’arte europea del Cinquecento è solo un deposito.
Quella di Tiziano fu un’officina assai attrezzata, dove lavoravano tanti apprendisti e altrettanti pittori, per cui quando si parla del Vecellio sono molte le versioni che s’usano per indicare una sua tela o pala: Tiziano e bottega, ambito di Tiziano, bottega di Tiziano, Tiziano e aiuti. Nella casa-atelier del mago. Il quale, come gran capo clan, aveva in bottega i suoi famigli: il fratello Francesco, il figlio Orazio, i cugini Cesare e Marco che furono attivi utilizzando – diremmo oggi – il marchio di fabbrica ben oltre la morte del Maestro. Ma accanto ai famigli e in taluni casi con ruoli assolutamente preminenti c’erano Girolamo Dente, che assunse il soprannome di “Girolamo di Tiziano” ad indicar la sua fedeltà, come fosse quasi parte dello stesso maestro, Valerio Zuccato e l’alemanno Emanuel Amberger, figlio di uno stimato pittore con bottega ad Augusta che il Vecellio conobbe in quella città ed ebbe come collaboratore in talune imprese.
Ad Augusta, per la rilevanza della città e per la ricchezza della committenza, Tiziano ebbe una bottega, proprio come oggi molti architetti aprono studi dove li porta il loro lavoro. Il maestro Christopher Amberger fu il braccio destro del maestro nell’atelier di Augusta, sito nei pressi della casa-palazzo dei Fugger, potentissimi mercanti e banchieri, che gli avevano messo a disposizione un locale o “stanzia”, al fine di mettere a punto – tra l’altro - e restaurare l’imponente ritratto a figura intera dell’imperatore Carlo V alla battaglia di Muhlberg. Amberger è parte di una costellazione di pittori che navigavano, per così dire, nella laguna, che era un mercato per l’arte eccezionalmente fiorente e ricco. Tra questi Lambert Sustris, pittore di grande finezza ed eleganza, von Calcar, entrambi neerlandesi, gli alemanni Hans Mielich e Christo Schwarz e nientemeno che El Greco assai giovane. Ciascuno dei collaboratori aveva ruoli e compiti diversi, che andavano dalla conclusione di tele abbozzate, alla rifinitura delle parti più noiose di una tela, come panni, vesti e arredi. Altri erano preposti alle repliche e infatti sono molti i dipinti, soprattutto ritratti, che conosciamo in una o più copie: papi, principi, imperatori, ma anche imponenti pale a soggetto religioso furono replicate. È assai probabile che i più intraprendenti pittori della bottega madre al Biri Grande a un certo punto, presa la mano e imparato bene il mestiere, si siano messi in proprio: non sappiamo con quanta consapevolezza del maestro. In molte chiese del Cadore, patria amatissima del Tiziano e i cui monti azzurrini ritroviamo sul fondo di tante sue tele, le opere “tizianesche” sono assai frequenti. Per larga parte sono di mano della bottega. Dunque dalla casa madre al Biri si irradia una produzione che arriva al Cadore, ma anche in Germania o Spagna. Tiziano in sostanza grazie alle sue botteghe impone la sua cifra stilistica e naturalmente la diffusione in stampe contribuisce alla sua affermazione planetaria.
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